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continuazione dalla home

continuazione dalla home - Montaldo Scarampi Paesionline
Dall’ opera "Corografia Astigiana " scritta  tra il 1814 ed il 1816 dall' avv. Gian Secondo
De Canis".  
per gentile concessione della Biblioteca
Consortile Astense

Se però non è il Mons altus de astisio, ora Montaldo Roero nella provincia
d’Alba. Possedeano gl’astigiani Montaldo sin dalla metà dell’anzidetto secolo, sebbene
non ancora avessero retta la loro città in repubblica, ma sopraffatti nel 1155 da Federico
I ed incendiato Asti, i Marchesi d’Incisa col favore di quest’Imperatore s’impadronirono
di Montaldo nel detto anno, che ritennero sino alla pace di Costanza disponendone a
loro piacimento, siccome fece Alberto d’Incisa di due sue porzioni, una delle quali vendè
a certa Domina Piscis cedendo l’altra al Marchese di Monferrato, per togliersi così la briga
d’una guerra cogl’astigiani, che fatti potenti dopo la conchiusione di detta pace,
disponeansi per rifarsi dalle usurpazioni dè loro vicini come diffatti messo assieme un
possente esercito, dello stesso anno ripresero al Marchese Montaldo, investendo delle
altre porzioni què feudatarj, che intimoriti dalle armi del Commune d’Asti ne fecero per
tempo il dovuto ommaggio.
Ma nel 1190 certa Domicella d’Incisa vedova di detto Alberto e madre d’Alberto II
avendo contro il diritto delle genti fatti arrestare varj ambasciadori genovesi, che
passando pelle terre del Marchesato d’Incisa recavansi in Francia, onde, giusta l’uso
barbaro di què secoli con grande copia di danaro si riscattassero, in pena di
quest’affronto, sulle doglianze della Republica di Genova, Enrico VI Imperatore spogliò
Alberto II dè suoi stati, e vennegli anche tolta la sua porzione di Montaldo, e ne fece
dono a Bonifacio Marchese di Monferrato, come quello, che essendo stato diggià al
possesso d’una parte d’essa terra, pretendea di misurar nuove ragioni per riaverla; ma
gl’astigiani, che non voleano che per alcun conto costui si ficasse nell’astigiana, mossergli
guerra nel 1197 dopo essersi pacificato cogl’alessandrini, nel qual trattato, intervennero
pure gli uomini di Montaldo come ligi d’Asti, e come mediati d’esso comune, e dopo due
anni d’accanite ostilità la cosa andò a finire che nel 1199 i milanesi intromessisi in
quest’affare come arbitri, con loro laudo, aggiudicarono Montaldo ai Marchesi della
Rochetta, ossia d’Incisa, i quali per non aver che fare con Asti gliene fecero omaggio e ne
ottennero pacificamente l’investitura.
Nella divisione del Marchesato d’Incisa ch’ebbe luogo nel 1203 Montaldo toccò a
Pagano e Manfredo fratelli Incisa, i quali ne addimandarono l’investitura al Comune
d’Asti, che loro non potè tosto accordare a cagione della nuova guerra sovraggiunta col
Marchese di Monferrato, ma nel 1210 essendosi pacificate le cose ne furono formalmente investiti e prestarono il giuramento di fedeltà nelle mani di Guglielmo Rabbia podestà
d’esso commune.
Dalla disamina de varj documenti rifflettenti questa terra trovo sempre divisi i feudatarj
dagli uomini, cioè ch’essi facciano un corpo a parte, siccome osservai specialmente nel
trattato di pace tra gl’astigiani e gl’alessandrini, per osservanza del quale gli uomini di
Montaldo prestarono un particolar giuramento; in una sentenza del Podestà d’Asti del
1271 osservo pure, che furono condannati a pagar lire cento e gli uomini di Montaldo ed
il Marchese d’Incisa loro feudatario, perché non aveano somministrata la quota di grano
e d’uomini che loro era stata imposta; queste circostanze mi portano ragionevolmente a
credere, che Montaldo avesse sin d’allora scosso il giogo dei feudatarj, ed avesse una
particolar amministrazione, la quale si regolasse con proprj Statuti, o quanto meno a
tenore di quelli d’Asti, e che i signori d’Incisa non percevessero dal feudo, che le
consuete prestazioni, e non godessero di quell’ampiezza di potere persino sulla vita dè
sudditi, siccome praticavasi pressochè da tutti i nobili feudatarj d’allora, che dalle loro
rocche con una mano di satelliti disponeano a cappriccio della vita e delle sostanze dè
loro dipendenti.
Nel XIV secolo essendo i Scarampi, nobili delle Langhe, di cui un branco piantossi in
Asti intorno al 1200 divenuti potenti, fecero acquisto d’una gran parte di Montaldo, e
consolidata quasi per intiero la giurisdizione nella loro famiglia, piantarono su quella
vetta una ben vasta e forte rocca che dè Scarampi appellassi, denominazione che s’estese
poi a tutta la terra, che ritiene ancora oggidì.
La sola porzione dei Bolla non poterono avere, la quale ancor possedeano nel 1530
come neppur quella che a Guido d’Incisa appartenea; e poiché gli Scarampi sapeano, che
il Marchese di Monferrato per antiche concessioni, siccome vedemmo, pretendea d’aver
delle ragioni su questa terra, se gl’avvicinarono, e procurarono, che approffittando della
venuta in Italia di Carlo IV Imperatore, che come ho già più volte rimarcato, vendea e
titoli e giurisdizioni se ne facesse rinnovare l’investitura, come infatti avendolo
accompagnato a Roma e corteggiato allorchè prese la corona Imperiale, e fattagli vedere
la sentenza d’Enrico VI che come dissi lo investì dei Montaldo, ne ottenne l’investitura
in vigor di due Diploma dati tertio nonas Februarii et VI idus Martii da Pisa l’anno 1355.
Ma Guido d’Incisa Vescovo d’Acqui zio di detto Guido, che pure alla corte
dell’Imperatore trovavasi avendo rappresentate le vive ragioni di suo nipote sull’anzidetta
terra, tanto fece, che Carlo conosciuta la giustizia della cosa, rivocò i detti due Decreti, e
reintegrò il detto Marchese nel possesso di Montaldo.
Fu Montaldo soggetto a molte traversie, dalla parte massima dè Ghibellini fuorusciti
d’Asti, e dagl’occupanti Solari, che vicendevolmente se ne impadronirono saccheggiando
ed incendiando le case ( note: in particolare i Solari l’anno 1316 ed alli 30 luglio col
rinforzo di truppe del Re Roberto comandate da Rizzardo Gambatesa di lui senescalco
dierono un fiero guasto al territorio di questa terra in odio degli Scarampi Ghibellini.)
neppure andò esente dalle ostilità degli spagnuoli, francesi e savojardi, che nel XVII
guerreggiavano in què dintorni pelle differenze di Monferrato, Mantova e pella reggenza
di Madama Cristina.
La rocca di Montaldo era forte assai, siccome ne fanno ancor fede i suoi bastioni che
tuttora sussistono, essendo il corpo del castello stato son pochi anni distrutto. Io vidi
questa rocca intiera sebben disabitata; essa occupava la vetta del colle, ed era d’una
estensione; alla medesima s’avea accesso per un erta salita resa ora dalle ingiurie
del tempo impraticabile; non si vedono oggi che il recinto di sode mura da cui quel colle
era cinto, ed un pezzo della fabbrica, il resto è un mucchio di rovine; al piè del colle, che
trovasi all’estremo della terra, trovasi l’abitato, il quale conserva un bell’ordine,
fiancheggiando le case una ben longa strada nel mezzo della quale sta la chiesa
parrocchiale non troppo grande e di moderno disegno. La terra ha niente d’osservabile; il
territorio che confina con Mombercelli, Montegrosso, Rocca d’Arazzo ed Agliano è assai
fertile e produce ottimi vini, vi si trovano dei boschi in poca quantità e scavansi molte
conchiglie ed altri detrimenti marini.
Gian Secondo De Canis

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